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Conoscere l'Ecomuseo

Cos'è un "ecomuseo"?

Una definizione univoca ed universalmente accettata di “ECOMUSEO” o museo diffuso, lo vede come un “territorio connotato da forti peculiarità storico-culturali, paesistiche ed ambientali, finalizzato ad attivare un processo dinamico di conservazione, interpretazione e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale della società da parte delle comunità locali, in funzione di una comprensione del ciclo ecologico, delle specificità biotopiche, geomorfologiche e demoantropologiche e del rapporto uomo-natura, accompagnando le trasformazioni del territorio nel quadro di uno sviluppo economicamente sostenibile e ambientalmente compatibile” .

Queste peculiarità territoriali sono chiaramente rintracciabili nel contesto della Tuscia Rupestre in cui, a causa delle particolari condizioni geomorfologiche, si è sviluppata una vera e propria modalità comune di utilizzo del territorio, con metodi e tecniche dettate dall’esperienza diretta, assai simili tra le comunità che l’hanno popolata, sin dal passato.
Nelle modalità insediative dell’incastellamento dell’età del Bronzo come in quelle funerarie dell’Eneolitico prima e dell’età Etrusca poi, si intravedono in nuce quelle comuni esperienze che saranno proprie non solo degli stessi Etruschi di quest’area, ma anche dell’età medievale.
Tale bagaglio storico e archeologico ci mostra una stretta compenetrazione con una morfologia territoriale, un’integrazione ambiente – esseri umani, che in quest’area raggiunge alti livelli di peculiarità, in una koiné culturale, tradizionale ed enogastronomica che ha forti somiglianze con aree della Toscana meridionale e della parte settentrionale della provincia di Roma, ed includente quindi gran parte della provincia viterbese.
E’ questa somiglianza nei luoghi, nei paesaggi, nei borghi arroccati su acrocori tufacei contornati da coltivazioni di vite, ulivi e noccioli, che ha fatto nascere l’idea di un’ ”altra Tuscia”, una Tuscia diversa e assai caratteristica, lontana dai marchi commerciali “imposti” senza giustificazione storica.

La definizione "Tuscia Rupestre" rappresenta un territorio dalle caratteristiche ambientali specifiche, con tradizioni storiche, artigianali, produttive assai uniche, che va tutelato, promosso, sviluppato in modo sostenibile.

Tale territorio si trova in una favorevole posizione geografica, contornato dalla Toscana, dall’Umbria e prossimo a Roma. Tale posizione, talora non raggiunta dai grandi flussi turistici, unita alla vocazione agricola e pastorale ancora attiva, ne fanno un’ottima meta per un turismo diverso, più sensibile alle caratteristiche stesse dell’area e attento alle risorse in essa presenti.

Perché un ecomuseo?

I musei territoriali, i musei diffusi, esercitano una funzione attrattiva essenziale per il territorio, non solo perché ne forniscono le chiavi di lettura, ma anche per le loro funzioni di centri culturali (e sociali) molto attivi. Qualora ben strutturati e dotati delle più moderne attrezzature di ausilio alla visita (indoor e sul territorio), possono divenire un volano economico efficacissimo e creano occasioni e motivi per l’abbattimento del fenomeno del turismo estemporaneo, fornendo elementi per un aumento delle presenze.
Nel Lazio, regione che si sta dotando di una legge dedicata, sono presenti quattro ecomusei riconosciuti e diverse altre realtà che contribuiscono a creare un tessuto molto attivo e in continua evoluzione.

Nella provincia di Viterbo è molto attivo l'Ecomuseo della Teverina, concentrato in una porzione del territorio prospiciente l'Umbria tiberina, con centro operativo nel suggestivo borgo di Mugnano. Altre realtà si stanno organizzando e si progetta di far presto una rete di soggetti ecomuseali provinciali.
In un panorama provinciale in cui l’offerta culturale è in genere limitata ai soli mesi estivi e concentrata nel capoluogo, e dove soprattutto validi eventi culturali sono organizzati senza fare rete e a volte con sovrapposizioni, la creazione di sistemi ecomuseali diviene un elemento determinante, soprattutto in quelle aree ricche di risorse naturalistiche ed archeologiche, ma povere di strutture, come la porzione meridionale della provincia.
Ed è appunto a quest’area, uniforme paesaggisticamente e geologicamente e denominata Tuscia rupestre, che il progetto ecomuseale si rivolge, in particolare ai comuni di Capranica, Vejano, Barbarano Romano, Vetralla, Blera, Villa San Giovanni in Tuscia e Monteromano in cui si concentra una serie impressionante di siti archeologici, soprattutto rupestri, ed aree ad alto indice di naturalità, oltre che di SIC – Siti d’importanza comunitaria. Vi aderiscono inoltre altre amministrazioni e istituzioni del territorio provinciale che presentano caratteristiche geomorfologiche, ambientali, culturali e tradizionali simili quali, ad esempio, il Comune di Lubriano. E' prevista un'ulteriore fase di adesioni, successiva al "rodaggio" della struttura iniziale, onde consentire una migliore distribuzione geografica e l'integrazione di realtà locali pienamente omogenee alle caratteristiche individuate.

Nei territori aderenti all’Ecomuseo vengono individuati dei soggetti con i quali interagire e pianificare le attività comuni: privilegiati i musei, le istituzioni culturali, le associazioni riconosciute, le Pro Loco, le cooperative sociali.

L'Ecomuseo della Tuscia Rupestre è un'iniziativa nata da un progetto di ricerca universitaria, basata sull'esperienza di divulgazione scientifica e promozione territoriale svolta negli anni presso i musei naturalistici di Barbarano Romano e Lubriano e dal personale della Cooperativa Sociale I SEMI che li gestisce.
Promuove e supporta attività di ricerca scientifica interdisciplinare volte alla conoscenza del patrimonio locale.

Documentazione digitale          rilievo monumenti         saggi archeologici

nuvola di punti          tombe etrusche 3D

Alcune attività di documentazione 3D di strutture funerarie etrusche

Come agisce l'Ecomuseo?

E' un progetto di sviluppo sostenibile, di promozione sociale e territoriale, volto a creare una rete di "attori" locali, già presenti e attivi o da costituire, che si impegnino nelle linee progettuali: questi soggetti possono essere supportati dal Comitato Scientifico dell'Istituto Tuscia Rupestre nell'attuazione delle linee guida stabilite da un Consiglio di gestione composto dai rappresentanti delle Amministrazioni coinvolte.

Attualmente hanno aderito all'Ecomuseo numerose Amministrazioni locali, tra cui i Comuni di Barbarano Romano, Blera, Capranica, Lubriano, Vejano, Villa San Giovanni in Tuscia.

L'Ecomuseo è stato presentato ufficialmente il 9 maggio 2014 a Viterbo. Informazioni sull'evento

Patrocinii e incoraggiamenti al progetto sono stati espressi da alcune istituzioni estere tra cui il primo ecomuseo al mondo, quello di Skansen a Stoccolma, nonché da importanti istituzioni scientifiche quali l'Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, riferimento essenziale per la storia delle ricerche archeologiche svolte nel comprensorio.

Istituto svedese di Roma     Ecomuseo Skansen

Per saperne di più sugli ecomusei italiani vai su ecomusei.net.

I Comuni dell'Ecomuseo della Tuscia Rupestre

 

Nella carta i territori inseriti nell'ecomuseo

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